Amélie Nothomb / Lazagne magazine#8

03/05/2015

 

I romanzi di Amélie sono originali e sembrano folli:
alla fine ti domandi come farai ad attendere un anno
per leggerne un altro.
Amélie Nothomb è prima di tutto una dialogista strepitosa,
spesso spietata, crudele e con un umorismo fulmineo
crea personaggi surreali
ed eccentrici.
Ogni libro contiene qualcosa di vagamente insopportabile e sonda
spesso tematiche di grande fascinazione:
la morte, il nemico interiore, la tragedia dell’esistenza.
È affascinata dalla frontiera ultima, dal limite.
Ma più si legge più si capisce la sua ironia.
1_SABRINA_Riesce ad essere divertente parlando di uno stupro o dell’anoressia.
È questo che conquista il lettore. Siamo tutti viaggiatori verso il limite?

AMÉLIe_Sì. Amo che la lettura dei miei libri sia come un “trip” e che pertanto
comporti un rischio.

2_sabrina_Rileggendo “Igiene dell’assassino” il suo primo romanzo di
successo, mi sembra di aver scorto delle analogie con il protagonista.
Una sorta di predizione autobiografica. Come lei, Pretextat è uno scrittore prolifico, ha scritto molti più romanzi di quelli che ha pubblicato. Un’eredità inestimabile per la sua casa editrice che andrà avanti a pubblicare inediti
per anni. Le faccio una domanda impertinente...
Visto che dichiara di condurre una vita tutto sommato semplice, scandita
da regole ferree. Quali sono i suoi lussi a parte lo champagne?
E quali le generosità?

AMÉLIE_Il lusso supremo della mia vita è anche la mia generosità:
è l’amore, che è l’essenziale del mio impiego del tempo.

3_SABRINA_ Scrivere, afferma sempre
dalla voce del Sig.Tach, è il mestiere
più impudico del mondo. Attraverso
lo stile, le idee, la storia, gli scrittori
parlano sempre di se stessi. Dichiara:
“Gli scrittori sono osceni, se non lo fossero
sarebbero ragionieri, conducenti di tram, centralinisti, sarebbero rispettabili!”
È una forma di voyeurismo che
caratterizza lo scrivere?

AMÉLIE_ C’è una dimensione voyeuristica
nella scrittura, ma nel mio caso c’è
sempre un limite.

4_SABRINA_ Le rigiro parole sue... Cosa
insegue? A cosa tende? Cos’è per lei
scrivere? Se scrive ogni giorno come un’
indemoniata è perché ha bisogno
di un’uscita d’emergenza. Scrivere non è vivere?

AMÉLIE_ Scrivere è tutta la mia vita: è la mia inquietudine, la mia igiene, la mia creazione, la mia connessione con me stessa e con l’universo, la mia gioia.

5_SABRINA_ Il libro che le ha cambiato la vita a 17 anni, * “Lettere a un giovane poeta”
di Rilke, l’autorizza, in un certo senso a
sentirsi una scrittrice perché lo scrivere nasce da una necessità! Eric-Emmanuel
Schmitt afferma: sono uno scrittore come un melo è un melo.
Secondo lei questa necessità è iscritta
nel DNA o è stimolata dall’ambiente,
dall’educazione, dalla cultura.

AMÉLIE_ Penso che sia una combinazione delle due.

6_SABRINA_ Quanto è responsabile la sua
infanzia “infelice”, la sofferenza tra
traslochi e lutti, sono ugualmente
responsabili del suo desiderio e bisogno
di scrivere?

AMÉLIE_ Lo sradicamento e il sentimento
continuo di perdita hanno certamente
avuto un ruolo nel mio investimento
emotivo nel linguaggio e nella letteratura.

7_SABRINA_Scava nella lingua e
mescolando realtà e immaginazione
inventa storie che scandagliano l’interiorità. Ci conduce spesso con brillanti elucubrazioni alla scoperta delle
radici, della filosofia. Dal linguaggio
alle relazioni. Si può scrivere un bel libro senza cultura?

AMÉLIE_ Sicuramente. Credo però che non sia il mio caso. Io appartengo a quello che si chiama un “ambiente colto”.
Ma non è indispensabile provenire da un ambiente colto per scrivere.

......

 

 

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