Amélie Nothomb / Lazagne magazine#8

I romanzi di Amélie sono originali e sembrano folli: alla fine ti domandi come farai ad attendere un anno per leggerne un altro. Amélie Nothomb è prima di tutto una dialogista strepitosa, spesso spietata, crudele e con un umorismo fulmineo crea personaggi surreali ed eccentrici. Ogni libro contiene qualcosa di vagamente insopportabile e sonda spesso tematiche di grande fascinazione: la morte, il nemico interiore, la tragedia dell’esistenza. È affascinata dalla frontiera ultima, dal limite. Ma più si legge più si capisce la sua ironia. 1_SABRINA_Riesce ad essere divertente parlando di uno stupro o dell’anoressia. È questo che conquista il lettore. Siamo tutti viaggiatori verso il limite? AMÉLIe_Sì. Amo che la lettura dei miei libri sia come un “trip” e che pertanto comporti un rischio. 2_sabrina_Rileggendo “Igiene dell’assassino” il suo primo romanzo di successo, mi sembra di aver scorto delle analogie con il protagonista. Una sorta di predizione autobiografica. Come lei, Pretextat è uno scrittore prolifico, ha scritto molti più romanzi di quelli che ha pubblicato. Un’eredità inestimabile per la sua casa editrice che andrà avanti a pubblicare inediti per anni. Le faccio una domanda impertinente... Visto che dichiara di condurre una vita tutto sommato semplice, scandita da regole ferree. Quali sono i suoi lussi a parte lo champagne? E quali le generosità? AMÉLIE_Il lusso supremo della mia vita è anche la mia generosità: è l’amore, che è l’essenziale del mio impiego del tempo.

3_SABRINA_ Scrivere, afferma sempre dalla voce del Sig.Tach, è il mestiere più impudico del mondo. Attraverso lo stile, le idee, la storia, gli scrittori parlano sempre di se stessi. Dichiara: “Gli scrittori sono osceni, se non lo fossero sarebbero ragionieri, conducenti di tram, centralinisti, sarebbero rispettabili!” È una forma di voyeurismo che caratterizza lo scrivere? AMÉLIE_ C’è una dimensione voyeuristica nella scrittura, ma nel mio caso c’è sempre un limite. 4_SABRINA_ Le rigiro parole sue... Cosa insegue? A cosa tende? Cos’è per lei scrivere? Se scrive ogni giorno come un’ indemoniata è perché ha bisogno di un’uscita d’emergenza. Scrivere non è vivere? AMÉLIE_ Scrivere è tutta la mia vita: è la mia inquietudine, la mia igiene, la mia creazione, la mia connessione con me stessa e con l’universo, la mia gioia. 5_SABRINA_ Il libro che le ha cambiato la vita a 17 anni, * “Lettere a un giovane poeta” di Rilke, l’autorizza, in un certo senso a sentirsi una scrittrice perché lo scrivere nasce da una necessità! Eric-Emmanuel Schmitt afferma: sono uno scrittore come un melo è un melo. Secondo lei questa necessità è iscritta nel DNA o è stimolata dall’ambiente, dall’educazione, dalla cultura. AMÉLIE_ Penso che sia una combinazione delle due. 6_SABRINA_ Quanto è responsabile la sua infanzia “infelice”, la sofferenza tra traslochi e lutti, sono ugualmente responsabili del suo desiderio e bisogno di scrivere? AMÉLIE_ Lo sradicamento e il sentimento continuo di perdita hanno certamente avuto un ruolo nel mio investimento emotivo nel linguaggio e nella letteratura. 7_SABRINA_Scava nella lingua e mescolando realtà e immaginazione inventa storie che scandagliano l’interiorità. Ci conduce spesso con brillanti elucubrazioni alla scoperta delle radici, della filosofia. Dal linguaggio alle relazioni. Si può scrivere un bel libro senza cultura? AMÉLIE_ Sicuramente. Credo però che non sia il mio caso. Io appartengo a quello che si chiama un “ambiente colto”. Ma non è indispensabile provenire da un ambiente colto per scrivere. ......

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