Urs Lüthi / Artissima Torino

11/11/2016

Urs Lüthi "Autoritratto", 2010

Urs Lüthi (1947) è stato un riferimento stilistico e culturale per molti artisti della body art ed esponente dell’arte concettuale. Trqa il 1971 e il 1972, dopo aver esplorato diverse tecniche grafiche e la pittura, realizza una serie di autoritratti nel tentativo di immortalare i molti aspetti di un’identità in via di definizione. Sceglie per la sua ricerca il proprio corpo e il proprio volto, investigando così i suoi valori della persona. L’artista ricorre non solo alla fotografia ma anche alla pittura, scultura, alla video installazione e alla performance nel suo primo periodo. Tra i temi che l’artista ha affrontato per parlare della sua visione della vita e dell’arte troviamo quello della nostalgia, del raggiungimento della felicità, della libertà della bellezza, dell’amore della morte. Dal punto di vista iconografico egli riprende il tema dell’autoritratto con una forte accentuazione del chiaroscuro, come nella tradizione pittorica barocca insistendo su un’ambivalenza sessuale molto accentuata. Molto interessante il suo autoritratto del 1972 “I’ll be your mirror” dove si mostra con abiti femminili, truccato, apparendo così una figura androgina, quasi mimando antichi ritratti cinquecenteschi. In seguito nel 1974 lo troviamo con Just Another Story About Leaving; in cui l’artista vive le fasi progressive dell’invecchiamento. Spesso le sue opere sono raggruppate in dittici o trittici proprio perché la sua esigenza è quella di dare una forma chiara con la storia dell’arte del presente e del passato. La solitudine è forse il sentimento più evidente in questi ritratti, una solitudine che sembra essere ancora più intensa nelle fotografie in bianco e nero. Un altro concetto protagonista dei suoi lavori è il tempo, un nuovo strumento di indagine attraverso il quale L
uthi si concentra sulla figura umana per studiarne i tratti.

Lüthi ha frequentato dal 1963 al 1964 la Scuola di arti applicate  di Zurigo  . Quindi ha lavorato come grafico ed artista freelance. Nel 1966 si è tenuta la sua prima mostra personale Pinksize con dipinti con influenza Pop art  nella galleria Beat Mäder di Berna .

Nel 1969 è passato alla fotografia e nel 1970 ha raccolto un discreto successo alla Galerie Toni Gerber di Berna con una serie di autoritratti androgini.

Nel 1980   ha iniziato a dipingere dipinti di grandi dimensioni in acrilico per trovare il proprio linguaggio visuale. Alla fine degli anni 80 è passato alle installazioni d'arte. Dal 1994  è professore alla Kassel Art Academy. Durante la Biennale di Venezia del 2001 , trasformò il padiglione svizzero intitolato a "Trademarks, low action, Game II, Run for your life ..." in un'installazione dove si presentò, ironicamente, sdraiato nel centro della stanza, sorridente, vestito in tuta, con scarpe sportive e occhiali da sole.

Le sue opere sono visibili in numerosi musei, per esempio, alla Kunsthalle   di Amburgo , al Kunstmuseum di Berna   ed al Centro Pompidou nel Museo nazionale d'arte moderna  di Parigi   e al MADRE di Napoli.

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